Tra le colline a nord di Asti, Montechiaro d’Asti conserva l’aspetto di un borgo profondamente legato alla storia rurale del Monferrato, dove la campagna, le antiche architetture e la gastronomia continuano a raccontare un territorio fatto di stagioni e prodotti della terra. A dominare il paese sono alcune testimonianze di grande valore storico, come la chiesa dei Santi Nazario e Celso, uno degli esempi più significativi del romanico astigiano, costruita tra XI e XII secolo in pietra arenaria e mattoni con una caratteristica decorazione geometrica. Poco distante si trova la chiesa di Santa Maria Assunta in Pisenzana, che era già pieve e parrocchiale prima della fondazione di Montechiaro e rappresenta dunque una testimonianza ancora più antica della presenza cristiana nella zona. È dentro questo paesaggio di colline, vigne e piccoli centri rurali che il tartufo bianco ha trovato uno dei suoi territori d’elezione. La ricerca del prezioso fungo ipogeo appartiene infatti alla cultura gastronomica delle campagne monferrine e ancora oggi contribuisce a mantenere vivo il rapporto tra bosco, agricoltura e tavola. A Montechiaro questa tradizione ha trovato nella Fiera Nazionale del Tartufo Bianco del Monferrato uno dei suoi appuntamenti più importanti: la manifestazione, giunta alla sua 38ª edizione, torna nel weekend del 7 e 8 novembre 2026, con il momento centrale della fiera previsto domenica 8 novembre nel centro storico e in Piazza Umberto I. Qui il “re” della stagione autunnale sarà accompagnato da prodotti tipici, artigianato, musica, spettacoli e iniziative dedicate a grandi e piccoli, trasformando per una giornata le vie del borgo in un grande mercato del gusto.
La Fiera è soprattutto un’occasione per scoprire quanto il tartufo bianco sappia entrare nella cucina piemontese senza bisogno di preparazioni complicate. La sua presenza si esprime soprattutto nei piatti in cui pochi ingredienti lasciano spazio al suo profumo: il risotto al tartufo, per esempio, è una delle preparazioni più immediate della tradizione locale, mentre tra i primi piatti del Monferrato non possono mancare i tajarin, sottilissimi tagliolini all’uovo da condire con burro e tartufo appena affettato. Anche gli agnolotti del plin, altra grande specialità piemontese, possono diventare il punto di partenza per un incontro con il prezioso fungo bianco, così come le uova, semplicemente cotte e completate con lamelle di tartufo. Durante il fine settimana del 7 e 8 novembre, quindi, la visita può diventare un piccolo itinerario nel gusto del Monferrato: si parte da Piazza Umberto I, cuore della manifestazione, tra i banchi della mostra mercato del tartufo bianco e delle altre eccellenze del territorio, per poi entrare nelle vie del centro storico e scoprire il patrimonio del borgo. La Pro Loco, che da oltre sessant’anni lavora alla valorizzazione della storia e della gastronomia locale, accompagna la fiera con la propria proposta culinaria, mentre ristoranti e attività del paese contribuiscono a portare il tartufo sulla tavola. Non è soltanto una fiera gastronomica, dunque, ma una giornata nella quale il tartufo diventa il filo conduttore per conoscere Montechiaro e il suo paesaggio: tra un piatto di tajarin, un risotto profumato al tartufo e un calice di vino piemontese, il visitatore può alternare la degustazione alla scoperta delle architetture romaniche e delle strade del borgo.
• Routine check-ups
• Developmental screenings
• Growth tracking
• Preventive care (vaccines,
nutrition advice)
• Routine check-ups
• Developmental screenings
• Growth tracking
• Preventive care (vaccines,
nutrition advice)
