Fino a 6 aprile le sale del piano nobile del Castello Estense accolgono la mostra dedicata al pittore ferrarese Gianfranco Goberti, un viaggio attraverso oltre cinquant’anni di ricerca artistica raccontati da più di quaranta opere.
Partendo da una Nuova figurazione in cui, dopo la lunga stagione dell’informale, l’immagine torna a farsi sentire, Goberti costruisce dalla fine degli anni Sessanta un linguaggio personale e riconoscibile. Nascono così i suoi raffinati dipinti optical con specchi e poltrone a righe, attraverso i quali indaga con sensibilità i legami sottili tra realtà e immagine, tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere. Una ricerca intensa e coerente, che negli anni successivi si apre ai temi dell’identità e del senso stesso della rappresentazione, sia nelle opere in cui entrano in gioco fotografia e oggetti reali, sia nei magistrali trompe l’œil. Il valore di questo percorso viene colto da Gillo Dorfles, che nel 1979 lo sceglie per il Premio Bolaffi, riconoscendogli di aver saputo esplorare con profondità “l’ambiguità delle immagini e la dialettica tra percezione e illusione”.
Accanto all’attività artistica, Goberti dedica grande energia all’insegnamento: trasmette la sua passione per la pittura e la visione all’Istituto Dosso Dossi di Ferrara, dove insegna progettazione pittorica ed educazione visiva e che guida come preside dal 1982 al 1992. Dagli anni Ottanta in poi, la sua pittura si sofferma su oggetti quotidiani – camicie, cravatte, divani, poltrone – che diventano luoghi di meditazione sulla linea, motivo centrale e costante del suo lavoro, presente anche nei celebri cicli dedicati alle corde.
In quegli stessi anni Goberti recupera una figurazione post-concettuale tutta sua, lontana sia dalla Bad Painting sia dal neoespressionismo allora in voga. Tra gli ultimi cicli, realizzati a cavallo del nuovo millennio, spicca quello dedicato al mito di Icaro, una toccante metafora della fragilità e del desiderio dell’essere umano.
Oltre ai dipinti e ai lavori che testimoniano le sue coraggiose sperimentazioni oltre la pittura, la retrospettiva – la prima dopo la sua recente scomparsa – accoglie anche i due videotape Metagrafica (1977) e Verde carminio (1983), prodotti dal Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti diretto da Lola Bonora, offrendo uno sguardo intimo e completo sul suo universo creativo.
