La diciottesima tappa del Giro d’Italia 2026, da Fai della Paganella a Pieve di Soligo, propone un tracciato di 168km vario e insidioso, capace di unire paesaggi alpini e collinari in una giornata aperta a diverse interpretazioni tattiche. Dopo la partenza da Fai della Paganella, i corridori affronteranno un avvio movimentato con tratti in discesa e falsopiano che conducono verso Trento, primo snodo significativo della tappa. Da qui il percorso si svilupperà lungo la valle dell’Adige, toccando centri come Rovereto e Ala, prima di entrare progressivamente in un contesto più mosso verso il Veneto. La corsa attraverserà quindi località come Feltre e Valdobbiadene, dove il profilo altimetrico cambia con l’introduzione di salite brevi ma intense, tra cui il Muro di Ca’ del Poggio, celebre per le sue pendenze in doppia cifra. Il finale sarà un continuo susseguirsi di strappi e curve tra le colline del Prosecco, fino all’arrivo a Pieve di Soligo, terreno ideale per finisseur, attaccanti e corridori resistenti, capaci di interpretare una tappa nervosa e mai scontata.
Passaggio simbolo della diciottesima tappa, Trento offre uno dei momenti più affascinanti dal punto di vista storico e culturale, inserendo il racconto sportivo in un contesto urbano di grande eleganza. La città, attraversata dall’Adige e circondata dalle montagne, è celebre per il suo centro storico rinascimentale, dove spiccano Piazza Duomo con la Fontana del Nettuno, il Duomo di San Vigilio e il Castello del Buonconsiglio, antica residenza dei principi vescovi. Le vie del centro, ornate da palazzi affrescati e portici, invitano alla scoperta tra musei, botteghe e scorci che raccontano secoli di storia, dal periodo romano al Concilio di Trento. Anche i dintorni contribuiscono a definire il fascino della città, con colline coltivate a vigneti e percorsi che si sviluppano tra natura e cultura. Sul piano gastronomico, Trento propone una cucina che fonde influenze alpine e tradizione italiana, tra canederli, speck, formaggi e vini del territorio, in un equilibrio che riflette la posizione di confine della regione. Il passaggio del Giro diventa così occasione per valorizzare una città capace di unire arte, paesaggio e qualità della vita in un’unica esperienza.
Nel corso della diciottesima tappa del Giro d’Italia 2026, il passaggio a Pergine Valsugana offre uno scorcio affascinante di un territorio dove storia e paesaggio si intrecciano con naturale armonia. Situato lungo la Valsugana, tra Trento e il Lago di Caldonazzo, il borgo si sviluppa in una posizione strategica che da sempre lo rende punto di collegamento tra vallate e aree alpine. Il centro storico conserva un’impronta medievale, con vicoli, palazzi storici e scorci che raccontano il passato commerciale e difensivo della zona, dominato dal Castello di Pergine che svetta sulla collina sovrastante. Intorno, il paesaggio si apre verso specchi d’acqua e suadenti rilievi, offrendo una varietà di ambienti che accompagnano il passaggio della corsa. I laghi di Caldonazzo e Levico, poco distanti, contribuiscono a definire un contesto naturale dal grande fascino, dove la presenza dell’acqua si unisce alla cornice montana, rendendo questo tratto di tappa particolarmente suggestivo.
Visitare Pergine Valsugana in primavera significa immergersi in un territorio che offre numerose possibilità per vivere la natura in modo attivo e coinvolgente. I sentieri che si sviluppano nei dintorni permettono di esplorare boschi, colline e rive lacustri, mentre le piste ciclabili della Valsugana rappresentano un’opportunità ideale per muoversi lentamente tra paesaggi sempre diversi. Le giornate più miti invitano a passeggiate lungo il Lago di Caldonazzo o verso il Lago di Levico, dove la stagione regala colori vivaci e atmosfere tranquille. Anche il centro storico si presta a momenti di scoperta, tra eventi locali, mercatini e iniziative legate al territorio. Sul piano gastronomico, la tradizione trentina si esprime attraverso piatti ricchi e genuini: canederli, polenta, speck, formaggi di malga e dolci tipici raccontano una cucina legata alla montagna e alla stagionalità. I vini del territorio e le produzioni locali completano l’esperienza, trasformando il passaggio del Giro in un’occasione per scoprire un luogo che unisce natura, cultura e gusto in un perfetto equilibrio.
Nel cuore della diciottesima tappa del Giro d’Italia 2026, il passaggio a Valdobbiadene introduce uno degli scenari più riconoscibili e affascinanti del Veneto, dove il paesaggio collinare diventa protagonista assoluto. Inserita nell’area delle Colline del Prosecco, patrimonio UNESCO, la zona si distingue per un susseguirsi di vigneti, borghi e strade panoramiche che accompagnano il tracciato della corsa in un continuo alternarsi di saliscendi. In primavera, questo territorio esprime al meglio la propria bellezza: i filari si tingono di verde brillante, i sentieri si animano e le temperature miti rendono ideale ogni attività all’aria aperta. Passeggiate tra le vigne, escursioni lungo itinerari come l’Anello del Prosecco o percorsi cicloturistici offrono la possibilità di vivere il paesaggio in modo lento e immersivo, tra scorci che cambiano a ogni curva. I piccoli borghi disseminati sulle colline invitano a soste rilassanti, mentre il contesto naturale, ordinato e armonioso, accompagna il passaggio del Giro con una scenografia che unisce eleganza e autenticità.
Oltre alla bellezza del paesaggio, Valdobbiadene è conosciuta in tutto il mondo per la produzione del Prosecco Superiore DOCG, espressione di una tradizione vitivinicola radicata e fortemente identitaria. Le colline che circondano il paese offrono condizioni ideali per la coltivazione della vite, grazie a un equilibrio perfetto tra esposizione, clima e composizione del terreno. Il vitigno principale è la Glera, da cui si ottengono diverse tipologie di Prosecco, dal Brut all’Extra Dry fino al Dry, ognuna caratterizzata da profumi freschi, note fruttate e una spiccata bevibilità. Accanto a queste, trovano spazio anche produzioni più ricercate come il Cartizze, considerato tra le espressioni più pregiate della denominazione. Cantine storiche e realtà familiari aprono le porte a degustazioni e visite, permettendo di scoprire da vicino le fasi della produzione, dalla vendemmia alla spumantizzazione. In questo modo, il passaggio del Giro diventa occasione per raccontare non solo un territorio, ma una cultura del vino che unisce tradizione, paesaggio e qualità in un’esperienza completa.

