La diciannovesima tappa del Giro d’Italia 2026, da Feltre ad Alleghe per un totale di 151 chilometri, rappresenta il momento chiave della corsa, un autentico tappone dolomitico capace di segnare in modo definitivo la classifica generale. Il percorso concentra circa 5000 metri di dislivello in una sequenza serrata di salite iconiche, senza momenti di respiro. Dopo la partenza da Feltre, il gruppo entra rapidamente nel cuore delle Dolomiti affrontando il Passo Duran, primo banco di prova, seguito dal Passo Staulanza, reso ancora più selettivo dalla variante del Coi con punte fino al 19%. La tappa entra poi nella sua fase più spettacolare con l’ascesa al Passo Giau, Cima Coppi oltre i 2200 metri, una salita lunga, regolare e durissima, dove i distacchi possono diventare significativi, favorendo gli scalatori più audaci e coraggiosi. Non è finita: dopo il Giau arriva il Passo Falzarego, che continua a logorare le gambe prima dell’ultimo sforzo. Il finale è affidato alla salita verso i Piani di Pezzè sopra Alleghe: circa 5 chilometri con pendenza media vicina al 10% e tratti che superano il 15%, fino agli strappi estremi oltre il 18%. Un percorso che favorisce scalatori puri e uomini di classifica, capaci di resistere in alta quota e di attaccare sulle pendenze più severe, in una giornata destinata a entrare nella storia del Giro.
Oltre all’aspetto tecnico, la Feltre–Alleghe si distingue per il contesto naturale straordinario in cui si sviluppa, attraversando alcune delle aree più spettacolari delle Dolomiti bellunesi. La partenza da Feltre introduce subito a un territorio ricco di fascino alpino, con vallate verdi e borghi incastonati tra le montagne, mentre la corsa si inoltra progressivamente in scenari sempre più maestosi. I passaggi sui grandi valichi – dal Duran allo Staulanza, fino al Giau e al Falzarego – offrono panorami ampi, fatti di pareti rocciose, boschi e altopiani che cambiano volto a ogni chilometro, trasformando la tappa in un viaggio dentro uno dei paesaggi più iconici del ciclismo mondiale. L’arrivo ad Alleghe, con il lago ai piedi del Civetta, aggiunge un ulteriore elemento scenografico a un finale già spettacolare, dove la fatica degli atleti si fonde con la bellezza del territorio. In questo contesto, la tappa non è solo una sfida sportiva, ma un racconto completo delle Dolomiti, capace di unire epica, natura e tradizione ciclistica in un’unica, memorabile giornata di gara.
Il racconto della 19ª tappa del Giro d’Italia 2026, si apre con Feltre, perla del territorio bellunese e punto di partenza immerso in un contesto che unisce sapientemente dimensione sportiva e identità storica. Situata ai margini della Valbelluna e alle pendici delle Dolomiti, la città si presenta come un borgo murato ricco di fascino, con un centro storico che si sviluppa in altezza tra palazzi affrescati, portici e scorci rinascimentali. Il cuore è Piazza Maggiore, vero palcoscenico urbano dominato dal Palazzo della Ragione e dal Teatro de la Sena, mentre poco distante si trovano il Castello di Alboino e il Duomo, simboli di una storia che affonda le radici nell’epoca romana e medievale. Intorno alla città, il paesaggio si apre verso le Vette Feltrine e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, offrendo itinerari escursionistici, sentieri e percorsi immersi nella natura, tra boschi e riserve come il Vincheto. Questo equilibrio tra architettura e ambiente naturale rende Feltre una porta ideale verso le grandi salite dolomitiche, ma anche un luogo capace di raccontare, già nei primi chilometri, l’anima autentica del territorio attraversato dalla corsa.
Proseguendo nel territorio, il giro va a toccare la parte alta dl comune di Sedico, nella sua porzione più naturale e incontaminata.
La frazione di Mas presenta l’ultima porzione del tracciato di tappa con un dislivello non particolarmente alto, in una sezione che si mostra come il preambolo a una delle scalate più impervie del giro.
La zona di Mas fa parte di Sedico Alta, area che, dal 1990 rientra a far parte del parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Un passaggio all’insegna della natura montana, quindi che consentirà a corridori e spettatori di concentrarsi sulla strategia in preparazione del proseguo di tappa dove andranno ad essere toccate vette come il passo Duran, la Forcella Staulanza e il Passo Giau per arrivare a raggiungere una vetta di ben 2223 metri sul livello del mare e un dislivello, in salita, di oltre 1800 metri.
Proseguendo nel territorio, il passaggio verso Belluno introduce a una dimensione diversa ma complementare, dove l’eleganza del centro storico si fonde con l’imponenza delle montagne circostanti. La città, raccolta e armoniosa, ruota attorno a Piazza dei Martiri e Piazza Duomo, con il Duomo di San Martino, il Palazzo dei Rettori e la Torre Civica a definire un tessuto urbano ricco di storia e architettura veneziana. Le vie pedonali invitano alla scoperta, tra botteghe e scorci panoramici, mentre i dintorni offrono accesso diretto alla natura, con escursioni verso il Nevegal o lungo la Valbelluna, in un continuo dialogo tra città e paesaggio alpino. Anche l’enogastronomia riflette questa identità: piatti di montagna, polenta, formaggi locali e specialità legate alla tradizione contadina si accompagnano a una cucina semplice ma autentica, spesso proposta in trattorie e rifugi che valorizzano i prodotti del territorio. In questo modo, il passaggio del Giro diventa occasione per raccontare un’area che unisce cultura, natura e gusto, trasformando ogni chilometro in un’esperienza completa e profondamente radicata nelle Dolomiti.
Nel corso della diciannovesima tappa del Giro d’Italia 2026, il tratto che attraversa la Valbelluna e conduce verso Sospirolo rappresenta una fase di grande fascino paesaggistico, prima dell’ingresso nelle salite decisive. Dopo la partenza da Feltre, il gruppo si muove lungo un territorio che alterna tratti vallivi e scorci montani, seguendo il corso del torrente Cordevole e avvicinandosi progressivamente alle Dolomiti più imponenti. Il passaggio nei pressi di Belluno introduce a un contesto sempre più alpino, con le montagne che iniziano a chiudere l’orizzonte e il profilo altimetrico che si fa via via più esigente. Strade immerse nel verde, piccoli centri e tratti sinuosi accompagnano il gruppo verso l’area di Sospirolo, in un continuo dialogo tra natura e corsa. Questo segmento, pur non presentando ancora le grandi ascese, contribuisce a costruire la tensione della tappa, preparando i corridori all’impatto con i passi dolomitici che caratterizzeranno la parte finale, in un crescendo che unisce bellezza e asperità montane.
Il passaggio a Sospirolo permette di scoprire uno dei territori più autentici della provincia di Belluno, immerso in un contesto naturale di straordinaria ricchezza. Il comune si trova infatti ai margini del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, area protetta che rappresenta un vero paradiso per gli amanti della natura e delle attività all’aria aperta. In primavera, Sospirolo si trasforma in una meta ideale per escursioni tra boschi, prati e sentieri che conducono a cascate, punti panoramici e angoli poco conosciuti, dove il paesaggio si esprime in tutta la sua varietà. Tra i luoghi simbolo spiccano la Certosa di Vedana e l’omonimo lago, scenari suggestivi che uniscono storia e natura in un equilibrio affascinante. I dintorni offrono inoltre numerose possibilità per trekking, ciclismo e passeggiate rilassanti, lontano dai flussi più intensi del turismo. In questo modo, il passaggio del Giro diventa occasione per valorizzare un territorio capace di offrire esperienze autentiche, tra silenzio, bellezza e contatto diretto con l’ambiente alpino.
Nel corso della tappa 19 del Giro d’Italia 2026, il passaggio nel Cadore introduce uno degli scenari più riconoscibili e affascinanti dell’intero arco dolomitico. Situato nella parte settentrionale della provincia di Belluno, questo territorio si sviluppa lungo la valle del fiume Piave, circondato da cime imponenti che definiscono un paesaggio ampio e luminoso. Il Cadore è noto per essere la terra natale di Tiziano Vecellio, elemento che contribuisce a rafforzarne l’identità culturale, ma anche per una tradizione artigianale legata al legno e all’occhialeria. I centri principali, come Pieve di Cadore e Auronzo di Cadore, si inseriscono in un contesto naturale di grande fascino, fatto di laghi alpini, boschi e panorami che accompagnano il tracciato della corsa. Il passaggio del Giro in queste zone assume così un valore scenografico particolare, con strade che si snodano tra vallate aperte e tratti più raccolti, offrendo una continuità visiva che esalta la bellezza delle Dolomiti e introduce progressivamente alle grandi salite della tappa.
In primavera, il Cadore si presenta come una destinazione ideale per chi desidera vivere la montagna in una dimensione più tranquilla, lontana dai picchi stagionali ma già ricca di possibilità. I sentieri che attraversano il territorio permettono di esplorare boschi e prati in fiore, mentre località come il lago di Santa Caterina ad Auronzo o il Centro Cadore offrono scorci suggestivi, perfetti per passeggiate e attività all’aria aperta. Il risveglio della natura rende questo periodo particolarmente adatto anche per itinerari più dolci, tra ciclovie e percorsi panoramici che seguono il corso del Piave, accompagnando il visitatore in un viaggio lento e immersivo. Sul piano gastronomico, il territorio esprime una cucina solida e identitaria: piatti a base di polenta, formaggi di malga, selvaggina e funghi si affiancano a preparazioni tipiche come i casunziei, raccontando una tradizione che nasce dalla vita di montagna. Rifugi e trattorie diventano così tappe fondamentali per completare l’esperienza del Giro, offrendo sapori autentici che si legano perfettamente al paesaggio, in un equilibrio che rende il passaggio della carovana rosa anche un racconto di cultura e territorio.
Il passaggio ad Agordo della diciannovesima tappa rappresenta uno dei momenti più suggestivi del percorso. Immerso in una conca alpina circondata da alcune delle vette più iconiche delle Dolomiti, il comune bellunese rappresenta una delle tante punte di diamante presenti nel territorio. Situato nel cuore della valle del Cordevole, Agordo si distingue per il suo equilibrio tra dimensione urbana e paesaggio montano, offrendo scorci di grande fascino al passaggio della corsa. Il centro storico ruota attorno a Piazza della Libertà, elegante, raccolta e circondata da edifici storici, la chiesa arcidiaconale e palazzi che raccontano il passato amministrativo e culturale della valle. Agordo è conosciuto anche per il suo legame con l’industria dell’occhialeria, che ha contribuito allo sviluppo economico del territorio, affiancandosi a una tradizione più antica fatta di artigianato e vita alpina. Intorno, il paesaggio si apre verso gruppi montuosi spettacolari come le Pale di San Lucano e il gruppo del Civetta, creando un contesto naturale che accompagna il tracciato e ne amplifica la dimensione scenografica, rendendo questo passaggio uno dei più affascinanti dell’intera tappa.
Visitare Agordo in primavera significa scoprire un territorio che si risveglia lentamente, offrendo condizioni ideali per vivere la montagna in modo autentico e rilassato. I dintorni del paese si prestano a numerose attività all’aria aperta, tra sentieri che attraversano boschi e prati in fiore e percorsi panoramici che conducono verso punti di osservazione privilegiati sulle Dolomiti. Le escursioni nelle aree delle Pale di San Lucano o lungo la valle del Cordevole permettono di immergersi in un ambiente ancora poco affollato, dove il silenzio e la natura diventano protagonisti. Anche il centro di Agordo invita alla scoperta, tra passeggiate tranquille, piccoli negozi e luoghi che raccontano la quotidianità alpina. Sul piano gastronomico, la tradizione si esprime attraverso piatti semplici e sostanziosi: polenta, formaggi locali, carni e preparazioni tipiche della cucina di montagna si accompagnano a prodotti del territorio che riflettono una cultura profondamente legata alla stagionalità. In questo modo, il passaggio del Giro diventa anche un’occasione per valorizzare un’area capace di unire paesaggio, tradizione e qualità della vita in un’unica esperienza.

