La nona tappa del Giro d’Italia si sviluppa lungo un tracciato di 184 chilometri da Cervia al Corno alle Scale, disegnando un percorso che cambia volto progressivamente, dalla pianura romagnola fino alle prime asperità dell’Appennino emiliano. Dopo una partenza scorrevole lungo la costa e l’entroterra ravennate, i corridori attraverseranno numerosi comuni della pianura emiliana, per poi fare rotta verso i primi rilievi dell’appennino tosco-emiliano fino alla vetta del Corno alle Scale. Nella seconda parte della tappa il profilo altimetrico inizierà a mutare: il gruppo affronterà un susseguirsi di saliscendi che selezioneranno il ritmo prima dell’ascesa finale verso il Corno alle Scale, una salita lunga e impegnativa che potrebbe già incidere sulla classifica generale. Le caratteristiche della tappa tenderanno a favorire scalatori resistenti e uomini da corse a tappe, capaci di gestire lo sforzo in progressione e attaccare sulle pendenze più dure. Non è escluso anche un tentativo da lontano da parte di corridori in fuga, ma l’arrivo in salita tende a premiare chi ha ancora energie nel finale, rendendo questa frazione uno dei primi veri banchi di prova per gli uomini di classifica.
La partenza da Cervia offre uno scenario completamente diverso, fatto di atmosfere marine e tradizioni profondamente legate al territorio. Affacciata sull’Adriatico e celebre per le sue saline storiche, la città rappresenta un equilibrio affascinante tra natura e cultura, dove il ritmo lento dell’acqua si intreccia con la vivacità del turismo balneare. Prima del via, il Villaggio di partenza si anima tra il lungomare e il centro, regalando a spettatori e appassionati l’occasione di scoprire il cuore autentico della località. Le saline, ancora oggi attive, raccontano una storia secolare fatta di raccolta del sale, mentre il centro storico conserva piazze ordinate e scorci eleganti che invitano a rilassanti e coinvolgenti passeggiate. Non meno importante è l’aspetto gastronomico: dai piatti di pesce dell’Adriatico alle specialità romagnole come piadina, cappelletti e passatelli, Cervia si conferma meta ideale per unire sport e gusto. Così, mentre i corridori si preparano ad affrontare le fatiche dell’Appennino, la città saluta la carovana rosa con il suo volto più accogliente, offrendo un inizio di tappa che è già esperienza di viaggio.
Nel cuore della nona tappa del Giro d’Italia 2026, il transito a San Lazzaro di Savena segna un momento di passaggio significativo tra la scorrevolezza iniziale e le prime variazioni altimetriche che conducono verso l’Appennino. Situato lungo la storica via Emilia, alle porte di Bologna, il comune rappresenta uno snodo naturale del percorso, dove il gruppo mantiene alta la velocità prima di affrontare tratti più movimentati. Il contesto urbano lascia progressivamente spazio a scorci più verdi, con il territorio che si apre verso le prime ondulazioni collinari e i paesaggi del Parco dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa, area di grande valore naturalistico. Il passaggio in città consente anche di cogliere alcuni dei suoi luoghi simbolo, come Piazza Bracci e la Chiesa di San Lazzaro, cuore della vita cittadina, insieme ai numerosi parchi che accompagnano il tracciato urbano. Tra architetture storiche, ville nobiliari e scorci legati alla tradizione locale, San Lazzaro si inserisce così nel racconto della tappa come un tratto di raccordo elegante, capace di unire velocità e paesaggio, prima che la corsa si indirizzi definitivamente verso le salite che porteranno al traguardo di Corno alle Scale.
Attraversare San Lazzaro di Savena significa immergersi in un territorio che combina in modo armonioso cultura, natura e qualità della vita. Oltre al centro cittadino, con i suoi spazi ordinati e vivaci, il territorio offre luoghi di grande interesse come il Museo della Preistoria Luigi Donini e il sistema dei parchi urbani, dal Parco della Resistenza al Parco dei Cedri, ideali per passeggiate e percorsi lungo il torrente Savena. Poco distante si trovano anche edifici storici di rilievo come l’Abbazia di Santa Cecilia della Croara e Villa Cicogna, testimonianze di un passato che attraversa secoli di storia, dal medioevo alle architetture rinascimentali. Ma è anche sul piano enogastronomico che il territorio esprime la sua identità più autentica: qui la tradizione emiliana si declina in piatti ricchi e conviviali, tra paste fresche come tortellini e cappelletti, salumi simbolo come la mortadella e una cultura del vino e dei prodotti locali che trova spazio anche in botteghe e realtà artigianali. Eventi e fiere gastronomiche completano l’offerta, trasformando San Lazzaro in un luogo dove il gusto diventa esperienza, perfettamente in linea con lo spirito del Giro, capace di raccontare non solo la corsa ma anche i territori che attraversa.
Nel corso della nona tappa del Giro d’Italia 2026, il passaggio nel territorio della provincia di Faenza rappresenta uno dei momenti più armoniosi del percorso, dove la corsa attraversa un paesaggio che alterna pianure ordinate e prime ondulazioni collinari. Dopo i tratti iniziali più veloci, il gruppo si muove tra centri e frazioni che raccontano la Romagna più autentica, con scorci che si aprono progressivamente verso le colline preappenniniche. Il cuore simbolico è Faenza, città celebre in tutto il mondo per la sua tradizione ceramica, da cui deriva il termine “faience”, che identifica proprio questo tipo di lavorazione artistica. Il centro storico si distingue per eleganza e armonia, con Piazza del Popolo e Piazza della Libertà che incorniciano edifici storici, portici e la Cattedrale, offrendo un colpo d’occhio raffinato al passaggio della corsa. Intorno, il territorio provinciale si arricchisce di borghi, pievi e strade immerse nel verde, dove il paesaggio si fa più mosso e accompagna il gruppo verso le successive difficoltà altimetriche, inserendo questo tratto di tappa in un contesto di grande equilibrio tra velocità e bellezza.
Attraversare la provincia di Faenza significa anche scoprire un territorio che offre molto oltre alla dimensione sportiva, con un patrimonio diffuso che unisce cultura, natura ed enogastronomia. Le aree collinari che circondano la città invitano a escursioni e percorsi tra vigneti, calanchi e strade panoramiche, ideali per chi desidera esplorare un volto più lento e autentico della Romagna. Nei dintorni si incontrano agriturismi, cantine e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere con maggiore quiete, mentre il legame con la terra resta forte e riconoscibile. La tradizione gastronomica locale è uno dei punti di forza del territorio: dalle paste fresche come cappelletti e tagliatelle ai secondi di carne e ai salumi tipici, fino ai vini dei colli romagnoli che accompagnano ogni esperienza culinaria. Non manca naturalmente il legame con l’artigianato artistico, con botteghe e laboratori che mantengono viva la lavorazione della ceramica, offrendo la possibilità di osservare da vicino tecniche antiche e creazioni contemporanee. In questo modo, il passaggio del Giro diventa occasione per raccontare un territorio completo, capace di unire paesaggio, cultura materiale e tradizioni in un racconto coerente e coinvolgente.

