I Brent de l’Art sono un sistema di gole profonde, simili a piccoli canyon, situato in Veneto, nella Valbelluna. Si trovano nel territorio di Borgo Valbelluna e sono stati scavati dal torrente Ardo, che nel corso del tempo ha inciso la roccia creando pareti strette, sinuose e stratificate. Anche il nome racconta la loro natura: “Brent” indica un torrente incassato in una valle stretta, mentre “Art” è una variante dialettale di Ardo, il corso d’acqua responsabile della loro formazione.
Per comprendere davvero questi canyon bisogna distinguere tra la formazione delle rocce e la creazione della loro forma attuale. Le rocce risalgono a un periodo molto antico, il Cretaceo superiore, tra circa 90 e 65 milioni di anni fa, quando questa zona era sommersa dal mare. In quell’ambiente si accumularono sedimenti come fanghi carbonatici, argille e resti di organismi marini. Con il passare del tempo questi materiali si trasformarono in rocce sedimentarie, tra cui la Scaglia Rossa, caratterizzata dal tipico colore rosso dovuto alla presenza di ossidi di ferro, e la Scaglia Cinerea, dai toni più grigi e verdastri. Le stratificazioni visibili oggi sono la traccia diretta di quell’antico ambiente marino.
La forma attuale dei Brent de l’Art è invece molto più recente e si è sviluppata dopo l’ultima glaciazione. Quando i ghiacci si ritirarono, il torrente Ardo iniziò a scavare con maggiore intensità il proprio letto. L’acqua, trasportando sabbia e detriti, ha agito come uno strumento abrasivo naturale, erodendo progressivamente la roccia e creando nel corso di migliaia di anni gole sempre più profonde e modellate. Questo processo ha dato origine a pareti levigate, curvature morbide e strettoie suggestive, che rendono il paesaggio particolarmente spettacolare.
Dal punto di vista visivo, i Brent de l’Art colpiscono per la varietà dei colori e delle forme. Le rocce mostrano tonalità che vanno dal rosso intenso al grigio, fino al bianco e al verde, mentre le superfici ondulate testimoniano l’azione continua dell’acqua. Il rosso, in particolare, è uno degli elementi più distintivi e deriva proprio dalla composizione minerale delle rocce. L’insieme crea un ambiente molto scenografico, spesso paragonato in piccolo a un canyon come quelli più celebri.
Per percorrere i sentieri dei Brent de l’Art è consigliato indossare scarponi da montagna o buone scarpe da trekking. L’accesso al torrente e le attività di canyoning o torrentismo sono consentite esclusivamente se accompagnati da Guide Alpine. Durante la stagione invernale è opportuno dotarsi anche di ramponi e casco. Le Guide Alpine, oltre a garantire la sicurezza, offrono un’esperienza più completa grazie alle loro conoscenze sul territorio, le tradizioni locali e gli aspetti naturalistici ed enogastronomici.
I Brent de l’Art si trovano nella frazione di Sant’Antonio di Tortal, nel comune di Borgo Valbelluna.
Un itinerario semplice parte dalla piazza di Trichiana, da cui si seguono le indicazioni per Sant’Antonio o per il Passo San Boldo, noto anche come “Strada dei 100 giorni”. Dopo circa 5 km si raggiunge l’abitato di Sant’Antonio. Chi arriva dal Passo San Boldo deve invece proseguire in direzione Trichiana fino a Sant’Antonio.
Una volta giunti in paese, sono disponibili tre aree parcheggio: nei pressi del cimitero, nel centro vicino all’ufficio postale, oppure lungo la strada per i Brent, a circa 100 metri dalla piazza.
Dalla piazza si segue l’indicazione “Brent de l’Art” lungo una strada asfaltata tra le case. Poco prima del borgo Dal Magro si trovano parcheggi e cartelli informativi con le norme di comportamento, soprattutto in prossimità del torrente.
Lasciata l’auto, si prosegue a piedi lungo la strada che attraversa il borgo e che, oltrepassata una collina, diventa sterrata. In circa 10 minuti si raggiunge la località Calcherola (accessibile solo a mezzi autorizzati). Qui si incontra un bivio: si prende il sentiero a sinistra, che scende rapidamente con gradoni fino al ponte Brent e all’ingresso del Brent Grande in circa 10 minuti.
Il ritorno può avvenire lungo lo stesso percorso oppure tramite un anello di circa 4 km che riporta a Sant’Antonio.
Il ponte attuale sostituisce quello storico distrutto durante l’Alluvione del 1966 in Italia. In passato era molto utilizzato, sia per il trasporto della calce prodotta nelle “calchere” locali, sia come via di collegamento tra le comunità di montagna. Curiosamente, veniva attraversato di notte anche durante i trasporti funebri per evitare il pagamento dei dazi tra comuni.
Dal ponte si apre una vista suggestiva sull’ingresso del Brent Grande, una gola spettacolare che si consiglia di esplorare sempre con personale esperto.
In inverno, quando le temperature sono particolarmente rigide, si formano affascinanti colate di ghiaccio che permettono, con l’accompagnamento delle Guide, di addentrarsi nel canyon. In annate molto fredde (oggi più rare), è persino possibile attraversarlo completamente.
Durante l’estate, invece, gli escursionisti più temerari possono percorrere il tratto in acqua, equipaggiati con muta e dispositivi di sicurezza, sempre sotto la guida di professionisti. In ogni stagione, il paesaggio offre scenari unici: dalle tonalità smeraldo dell’acqua alle rocce variopinte, fino alle spettacolari formazioni di ghiaccio.
La provincia di Belluno offre numerose altre opportunità per il canyoning, tra cui la Val Maor, la Val Maggiore in Alpago e la Val di San Mamante. Tutti percorsi che richiedono esperienza e attrezzatura adeguata, da affrontare esclusivamente con guide qualificate.
Dal ponte Brent si attraversa il torrente e, dopo circa 50 metri, si prende a sinistra seguendo una rampa in legno. Superato un guado, si continua mantenendo la sinistra. Ignorando la deviazione per Val di Botte, si procede lungo il sentiero principale nel bosco, che inizia a salire per circa 1 km.
Si raggiunge quindi una piccola radura e, poco oltre, si imbocca un sentiero sulla sinistra che conduce a un ponte. Attraversatolo, si sale fino a un prato con una casa rustica e una fontana.
Proseguendo sulla strada sterrata accanto alla fontana, si attraversa un altro ponte (località Biattole), da cui si può osservare il torrente nel canyon. Si continua poi su una ripida strada asfaltata fino a raggiungere la strada principale tra Sant’Antonio e il Passo San Boldo. Da qui, tramite una breve scorciatoia con scalini, si ritorna in paese, vicino alla latteria e ai parcheggi.
