La fiera di Santa Lucia a Bologna

La Dotta si prepara al natale

Quando il freddo di fine autunno comincia a insinuarsi tra le vie del centro e l’aria si riempie del profumo dolce del croccante al torrone, Bologna sa che il periodo natalizio è ufficialmente iniziato. Il cuore pulsante di questo momento magico batte lungo Strada Maggiore, al riparo dalle imponenti arcate del portico della Chiesa di Santa Maria dei Servi. È qui che ogni anno prende vita la Fiera di Santa Lucia, il mercatino di Natale più antico di tutta l’Emilia-Romagna e una delle tradizioni devozionali e civili più amate dai cittadini.

Le radici storiche: una devozione secolare

Le origini di questo appuntamento risalgono alla fine del Cinquecento, legato a un profondo senso di religiosità popolare. Papa Gregorio XIII donò alla diocesi bolognese una preziosa reliquia della santa protettrice della vista. Per custodirla venne scelta la chiesa di San Martino e Santa Lucia in via Castiglione, ed è proprio sulle scalinate di quell’edificio che nacquero i primi banchi di vendita. Gli artigiani e i venditori dell’epoca offrivano immagini sacre, icone, piccole sculture devozionali e dolci tipici ai fedeli in pellegrinaggio. Durante l’epoca napoleonica la fiera subì un’interruzione, ma con il successivo ripristino del governo pontificio la manifestazione rinacque, trovando la sua sede definitiva e ideale sotto l’elegante colonnato monumentale dei Servi.

Sotto il portico patrimonio dell'umanità e l'arte del presepe

Oggi quel portico, entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO, si trasforma per quasi due mesi in una galleria coperta e suggestiva, ideale per passeggiare al riparo dalla pioggia o dalla neve. Camminare sotto le campate tra le file serrate delle bancarelle significa immergersi in una dimensione sospesa nel tempo. La Fiera di Santa Lucia conserva infatti un profondo legame con la tradizione presepiale bolognese, distinta e unica rispetto ad altre scuole italiane. A differenza dei celebri personaggi napoletani vestiti di stoffa, le statuine del presepe bolognese vengono modellate e scolpite interamente in terracotta o altri materiali, abiti e dettagli compresi. I banchi dell’artigianato locale offrono una varietà infinita di figure tradizionali, elementi paesaggistici in sughero, muschio, casette in miniatura, luci e accessori pensati per rinnovare ogni anno il Presepe di famiglia.

Tra dolciumi, regali e i profumi della tradizione

Oltre all’arte presepiale, la fiera rappresenta un vero e proprio paradiso per il palato e per chi cerca regali originali. Il percorso è un susseguirsi di luci calde, addobbi per l’albero, oggetti in ceramica, candele profumate e accessori invernali come guanti e calde sciarpe. Ma è la componente gastronomica a catturare immediatamente i passanti. Il profumo dei banchi di dolciumi guida l’esperienza: dal torrone artigianale alle stecche di zucchero filato, dai croccanti di frutta secca alle tradizionali mistocchine, le antiche schiacciate bolognesi a base di farina di castagne cotte sulla piastra e servite fumanti. Non mancano le bancarelle dedicate alle prelibatezze salate del territorio, con salumi, formaggi e prodotti tipici della cucina emiliana.

Un rito collettivo tra generazioni e cultura

La Fiera di Santa Lucia non è soltanto una meta commerciale, ma un rito collettivo che unisce le generazioni. È il luogo in cui i nonni accompagnano i nipoti per scegliere la nuova statuina da aggiungere alla natività, o dove gli studenti e i lavoratori si concedono una pausa passeggiando verso casa dopo una giornata in centro. Questo forte valore identitario è stato perfino immortalato nella cultura musicale della città, apparendo nelle parole del cantautore Francesco Guccini che, nei versi del brano Eskimo, ricordava proprio las passeggiate tra quelle bancarelle al Portico dei Servi.