L’arte contemporanea nel cuore della Sicilia

il novembre del MAC di Gibellina

Nel panorama culturale siciliano, il mese di novembre vede il Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” di Gibellina al centro dell’attenzione nell’ambito delle celebrazioni che accompagnano la città come Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Il museo ospita una programmazione espositiva di grande rilievo, pensata per dialogare profondamente con la memoria storica e l’architettura della città ricostruita dopo il devastante terremoto del Belìce.

Macerie: il dialogo tra l'uomo e il paesaggio ferito

Tra gli appuntamenti principali del mese spicca la mostra personale dell’artista cinese Liu Bolin, intitolata Macerie e curata da Andrea Cusumano, visitabile al MAC dal 17 ottobre al 10 dicembre 2026. L’esposizione raccoglie una serie di scatti fotografici inediti frutto delle performance realizzate dall’artista proprio sul territorio del Belìce. Bolin interviene sulle stratificazioni storiche e sui luoghi simbolici della ricostruzione, come il Cretto di Burri e i monumenti archeologici di Selinunte, mimetizzandosi con essi. Trasformando il proprio corpo in una tela invisibile, l’opera invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra scomparsa, memoria, ferita e presenza umana.

Nato nella provincia dello Shandong, in Cina, nel 1973, Liu Bolin è noto a livello internazionale con l’appellativo di “The Invisible Man” (l’uomo invisibile). Formatosi alla prestigiosa Accademia Centrale d’Arte Applicata di Pechino, ha maturato la sua poetica a seguito delle repentine trasformazioni socio-politiche del suo Paese e della demolizione del villaggio di artisti in cui lavorava. Attraverso una tecnica meticolosa che unisce performance, body painting e fotografia, Bolin dipinge il proprio corpo per integrarsi completamente nell’ambiente circostante. Le sue immagini rappresentano una forma di silenziosa protesta civile e una riflessione profonda sulla condizione dell’individuo contemporaneo, spesso schiacciato e invisibile di fronte al progresso, al consumismo e alla perdita di memoria storica.

Dialoghi di una vita: un omaggio al mecenatismo e all'avanguardia

Aperta per tutto il mese e fruibile dal 9 ottobre fino al 10 dicembre 2026, la grande mostra Dialoghi di una vita. Omaggio a Peppe Morra rappresenta uno dei pilastri della stagione autunnale. Curata da Giuseppe Morra e Andrea Cusumano, la rassegna è un progetto diffuso che trova nel MAC uno dei suoi snodi centrali, estendendosi a una rete di luoghi simbolici della città. Il percorso espositivo celebra l’eredità intellettuale del celebre mecenate e gallerista napoletano, mettendo in luce decenni di avanguardie, performance e sperimentazioni radicali. Le opere in mostra tracciano una linea continua tra i movimenti internazionali e la vocazione visionaria di Gibellina, dove l’arte è vissuta come strumento di trasformazione sociale.

Profilo del protagonista: Peppe Morra

Peppe Morra è una figura di spicco e riferimento per l’arte contemporanea internazionale dagli anni Sessanta a oggi. Operando da Napoli come gallerista, collezionista e promotore culturale, ha sostenuto e diffuso le ricerche artistiche più audaci ed eversive del secondo Novecento. Fondatore della Fondazione Morra, del Museo Hermann Nitsch e di Casa Morra, ha legato indissolubilmente il suo nome a movimenti cruciali quali l’Azionismo Viennese, Fluxus, la Poesia Visiva e l’Arte Concettuale. Il suo operato si è sempre distinto per l’idea dell’arte come esperienza viva e senza filtri, capace di abbattere le barriere tra creazione, critica e spazio pubblico.

Il patrimonio permanente: un viaggio tra le icone del Novecento

Accanto ai progetti temporanei di novembre, il MAC offre ai visitatori un’esperienza immersiva attraverso la sua straordinaria collezione permanente, una delle più vaste e rilevanti del Mezzogiorno d’Italia. Nato dalla visione utopica del sindaco senatore Ludovico Corrao, il patrimonio del museo raccoglie oltre 2.000 opere donate da artisti, intellettuali e galleristi che risposero all’appello di rinascita culturale lanciato all’indomani del sisma del 1968.

Il percorso espositivo permanente si snoda tra le tappe fondamentali dell’arte italiana e internazionale dal secondo dopoguerra in poi. Tra i capolavori custoditi spiccano le sculture e le grafiche di Pietro Consagra, figura chiave nella pianificazione estetica di Gibellina Nuova, le vibrazioni cromatiche delle tele di Carla Accardi e la pittura densa e impegnata di Renato Guttuso. Trovano ampio spazio anche la Pop Art italiana con i paesaggi aneddotici di Mario Schifano, le ricerche geometriche del Gruppo Forma 1, oltre a lavori di maestri del calibro di Giulio Turcato, Mario Ceroli, Mimmo Rotella, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò. La collezione non è soltanto una raccolta museale, ma il racconto visivo di un laboratorio d’avanguardia a cielo aperto, in cui la bellezza si è fatta strumento di riscatto civile e identitario.