mercoledì, 22 Settembre, 2021

La mostra a Palazzo Rovella di Rovigo, un viaggio tra due arti

Vedere la musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie.
Una mostra per far emergere i rapporti tra musica e arti visive.

Il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea ha conosciuto negli ultimi decenni una nuova fortuna critica, ma non è stato oggetto di mostre importanti, in grado di presentare in modo unitario gli aspetti fondamentali di questo fenomeno.

Quale miglior occasione allora per dedicare un’esposizione a Palazzo Rovella di vasto respiro alle molteplici relazioni tra queste due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento.

La rassegna, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, sarà ospitata a Palazzo Roverella dal 6 aprile al 4 luglio, affidata alla curatela di Paolo Bolpagni.

La musica nell’arte

Paolo Bolpagni, storico dell’arte e scrittore ricorda come, alla fine del XIX secolo, ci sia un’affermazione in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal.

La riscoperta di Johann Sebastian Bach, a partire dal primo decennio del Novecento, fa si che il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale.

Infatti, il percorso verso dell’astrattismo avrà come intento nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri.

Del resto, per quanto concerne l’età simbolista, la Secessione viennese conobbe un momento fondamentale nella mostra del 1902 dedicata a Ludwig van Beethoven, che aveva come fulcro il famoso Fregio di Gustav Klimt ispirato all’Inno alla gioia della Nona sinfonia.

Poco dopo sarebbero arrivate le avanguardie.

Nel Cubismo emerge l’orientamento dei pittori a prediligere come soggetti gli strumenti musicali.
Nel Futurismo ha una grande importanza la componente sonora: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore e inventò gli “intonarumori”.

Vasilij Kandinskij e Paul Klee

È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee che la musica diventa davvero centrale.

Un nuovo paradigma di pittura che porta a una frizione con le rigide regole delle accademie d’arte, ma gli artisti sentivano la necessità di liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione, già sperimentata negli anni del Bauhaus, in cui entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie in linee, punti e cerchi.


Anche nel Neoplasticismo troviamo una presenza importante della musica, in particolare come richiamo, in opere di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, ai ritmi della danza moderna.

La stagione delle avanguardie storiche è chiusa dal Dadaismo e dal Surrealismo, dove la componente sonora si manifesta in vari modi: con Kurt Schwitters nella Ursonate, con Francis Picabia nel celebre capolavoro.

La musica è come la pittura, mentre Salvador Dalí ci offrirà esempio di riferimento al pianoforte in funzione di un automatismo psichico esercitato in assenza del controllo della ragione, per svelare l’autentico funzionamento del pensiero.


Ad essere evidenziata da “Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie.” è la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze.

Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive.
Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

A cura di Greta Monterosso

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