mercoledì, 22 Settembre, 2021

Per non dimenticare la Grande Guerra e i suoi soldati, il Sacrario sul Monte Grappa.

La visita a uno dei luoghi più significativi della Prima Guerra Mondiale, per comprendere la storia e avere memoria delle sue vittime.

Magari avete già visitato, in passato, il Sacrario del Monte Grappa, ma luoghi come questi, probabilmente vanno visti a più riprese per comprenderne meglio il significato profondo, perché età diverse ci danno percezioni diverse di ciò che i nostri occhi colgono.

Non è quindi una cosa negativa tornare più volte nello stesso posto, perché ciò ci fa capire meglio la sua storia.

Il Sacrario sorge alla sommità del massiccio del Grappa a quota 1.776 e è raggiungibile attraverso Strada Cadorna, costruita proprio per quel Cadorna, che regala un panorama stupendo risalendo la montagna, con la vista sulla città di Treviso e su quella di Vicenza.

Un po’ di storia

Fu costruito nel 1935, su progetto dell’architetto Giovanni Greppi, lo stesso che realizzo anche quello di Redipuglia e dello scultore Giannino Castiglioni.

L’architettura, d’ispirazione all’arte fortificatoria militare, esalta il misticismo del luogo con i suoi volumi perfettamente geometrici ascendenti al cielo.

Il monte Grappa balzò in primissimo piano durante il primo conflitto mondiale, strenuo baluardo di difesa dopo Caporetto e pedana di lancio per la vittoria di Vittorio Veneto.


In realtà al termine della Grande Guerra, sul massiccio del Grappa vi erano molti piccoli cimiteri militari, sparpagliati nei diversi punti della montagna che hanno visto i più aspri i combattimenti.

Da qui il progetto di costruzione di un unico cimitero monumentale che accogliesse i resti dei soldati e la loro memoria: l’Ossario di Cima Grappa.

L’ossario italiano

Il sacrario del Monte Grappa non è solamente un sacrario, ma un vero e proprio complesso storico, un libro di storia a cielo aperto.

I lavori per la costruzione durarono circa tre anni e il corpo centrale del monumento custodisce i Resti mortali di 12.615 Caduti di cui 10.332 Ignoti.

È costituito da cinque gironi concentrici, che scendono a tronco di cono, collegati da un’ampia gradinata centrale a cinque rampe che dalla base del monumento porta alla sommità dove sorge il sacello, Santuario della Madonnina del Grappa, sormontato da una  cupola metallica e da una grande croce di acciaio.


Particolarmente cara agli alpini e ai valligiani della zona, è ora meta di devoto pellegrinaggio al prima domenica d’agosto.

Qui viene custodita la statua delle Madonnina del Grappa, che come narra la storia fu mutilata da una granata nemica nel gennaio 1918.

Le Spoglie dei 2.283 Caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e custodite in loculi coperti da lastre di bronzo dove sono incisi il nome e le decorazioni al valor militare del Caduto.

Quelle del 10.332 Ignoti sono urne di dimensioni maggiori, anch’esse chiuse da lastre in bronzo con la scritta “ Cento Militi Ignoti”.

Settore austro-ungarico

In un settore, a nord – est del portale Roma, sono state riunite le Spoglie di 10.295 caduti austro – ungarici rinvenute nelle zone circostanti.

La sistemazione a loculi di 295 Caduti noti, su due ripiani sovrapposti, è analoga a quella degli italiani. I 10.000 Caduti rimasti ignoti sono raccolti in due urne ai lati della cappella centrale.

La via eroica

Dal piazzale del tempietto si snoda, come un bianco tappeto in pietra del Grappa, la Via Eroica che corre per 250 metri circa fino al Portale Roma.

Tra il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, alla sommità della monumentale scalinata che adduce al vertice del monumento, è situata la tomba del Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, che prima di morire aveva espressamente chiesto di essere sepolto lassù tra i suoi soldati, quelli della 4 Armata, l’ ”armata del Grappa”.

Al termine della Via Eroica sorge un massiccio e solenne edificio costruito con grossi blocchi di pietra che nella parte superiore riproduce la forma di un colossale sarcofago.


Fu progettato da Alessandro Limongelli ed offerto dalla città di Roma come ingresso principale della preesistente sistemazione del Sacrario, rimanendo un monumento storico.

L’Osservatorio è stato ricavato sopra il Portale Roma e vi si accede dal vasto ripiano alle sue spalle, mediante scale interne. Dal terrazzo si ha modo di osservare l’ampio panorama circostante in cui si possono individuare i punti di maggiore interesse storico mediante l’ausilio di una planimetria in bronzo che ne riporta le esatte indicazioni.

Soldato Peter Pan

Se fate un po’ di attenzione, tra i vari loculi dell’ossario austro-ungarico troverete quello del soldato Peter Pan.

Peter Pan è esistito davvero, morto in battaglia durante la Grande Guerra e sepolto qui sul monte Grappa.

Pure lui veniva dall’isola che non c’è, anzi da un paese dell’Ungheria che ora non esiste più.

Ed è qui che la storia del giovane soldato si intreccia alla celebre fiaba di James Barrie: figlio di una povera ragazza madre, tale Maria Pan, che lo ebbe ad appena diciotto anni, Peter, una volta arruolato nelle file dell’Esercito Austro-Ungarico venne mandato tra le valli di Vicenza e Asiago, dove, però, non visse la sua gioventù come il bambino che non voleva diventare grande.


Dovette subito crescere e fare i conti con la dura realtà quando la follia dei politici e dei generali infarciti dalla retorica sulla “ricerca della bella morte” lo strappò da sua madre, consegnando la sua giovinezza al Monte Grappa, dove è rimasto un eterno bambino, poiché la morte lo colse il 19 settembre 1918 a soli vent’anni.

Al momento del suo ritrovamento, al contrario di molti altri soldati, si conobbe il suo nome e cognome, motivo per dare ai famigliari notizie del ritrovamento della salma e il luogo di sepoltura.
Nelle sue tasche aveva dei sassolini, piccoli fiori e delle conchiglie.

Ecco quindi un altro mistero che dura fino ai giorni nostri che non risolve l’enigma di quelle mani pietose che depongono ogni giorno fiori di campo, sassolini del Grappa o conchiglie di mare davanti alla sua tomba.

Galleria Vittorio Emanuele II

Una vera e propria fortificazione militare quella della Galleria Vittorio Emanuele II, di grande complessità e abilità costruttiva.

Fu realizzata al di sotto della Cima Grappa e finalizzata a potenziare la difesa del massiccio. Fu progettata dal Colonello del Genio Nicola Gavotti e realizzata nell’arco di 10 mesi a partire dal novembre del 1917, la galleria si sviluppa in un percorso principale lungo1.500 metri.


Da qui si accede dal lato della Caserma Milano e si dipartono numerosi corridoi laterali, destinati a ospitare bocche di artiglieria, osservatori e postazioni per mitragliatrici.
Visitare un sacrario sicuramente non è sicuramente una visita da fare a cuor leggero.

Vedere tutti quei nomi incisi di ragazzi giovani che hanno persona la vita in guerra, sicuramente produce un effetto shock: immaginarsi le condizioni di vita (e di morte) a cui erano sottoposti, proprio i ragazzi più giovani che costituivano la così detta ”Carne da Cannone” perché venivano posizionati nelle prime fila in guerra, è davvero toccante.

A cura di Greta Monterosso

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