sabato, 1 Ottobre, 2022

La fabbrica del Rinascimento, processi creativi, mercato e produzione a Vicenza

Una meta artistica vicentina tutta da esplorare

Nel favoloso complesso della Basilica palladiana a Vicenza, dall’11 dicembre 2021 al 18 aprile 2022 potrete assistere alla “La fabbrica del Rinascimento, processi creativi, mercato e produzione a Vicenza”. 

La mostra propone un percorso artistico che fa luce sulle tecniche e la progettazione di alcune dei più grandi pezzi d’arte di artisti del Rinascimento della scuola veneziana come Alessandro Vittoria, Paolo Veronese, Jacopo Bassano, il tutto, immerso la bellezza dell’architettura palladiana.

La particolarità di questa mostra sta proprio nel metodo usato per la ricostruzione dei dettagli che guidano il visitatore in una autentica esperienza di bottega d’arte del Rinascimento. Lungo il percorso artistico sono presenti i bozzetti degli artisti, con modifiche e composizioni originali.

Inoltre, sono visibili i prezzi dell’epoca per comprendere il contesto, la ricerca e il contatto diretto con i committenti o mecenati.

Il logo che ospita l’esibizione artistica è il punto di partenza per entrare nell’atmosfera della scuola artistica rinascimentale. Conosciuta anche come Palazzo della Ragione, la Basilica Palladiana è un monumento simbolo della città di Vicenza. Si trova esattamente nel cuore della città, in Piazza dei Signori. Progettato dal famoso architetto e vicentino Andrea Palladio, incorpora gli edifici gotici esistenti del XV secolo iniziando una riprogettazione dell’edificio. Il primo tentativo di rifacimento della struttura provocò un incidente e l’eventuale incarico di Palladio di rilevare il progetto.

La struttura doveva raffigurare il potere della provincia, poiché era il luogo di incontro dei capi della città. La struttura fu dotata di una loggia e di un portico, entrambi con archi sostenuti da colonne, conferendo un tipico senso di eleganza rinascimentale. Gli archi della loggia furono poi adattati a finestre, che giustamente presero il nome di “finestre palladiane” realizzate in marmo bianco di Piovene Rocchette.

Nel portico si trova lo scalone gotico che sale al piano superiore e il vasto salone che fu luogo di riunione del Consiglio del 400. A metà della scalinata si trova la Bocca della Verità, dove i cittadini potevano depositare lettere di accuse e denunce anonime.

Dal piano superiore si ha una vista su tre piazze: Piazza dei Signori, Piazza delle Erbe e Piazzetta Palladio; accanto c’è la Torre della Piazza. Sebbene fosse ufficialmente noto come Palazzo della Ragione, Palladio lo soprannominò “la Basilica” basandosi sull’antico concetto romano di basilica, che era il luogo di incontro per gli affari civici. Oggi è finalmente sede di incontri e mostre d’arte e di architettura.

L’autore, uno dei giganti dell’architettura rinascimentale veneziana del XVI secolo, Andrea Palladio ha basato i suoi progetti sui valori dell’architettura greca e sulle tradizioni dell’architettura romana delineate da Vitruvio. È considerato uno dei più grandi architetti della storia dell’arte occidentale, noto per le sue ville venete, così come per i suoi palazzi e chiese a Vicenza.

Le sue teorie architettoniche sono state esposte nel suo trattato “Quattro libri dell’architettura”, che ha avuto un profondo impatto sulla progettazione degli edifici in Europa e in America. Il suo stile architettonico deriva da un attento studio di arte greca, romana e rinascimentale.

Sia nella partica che nella teoria, sì concentrò sul massimo mantenimento della simmetria, della prospettiva e dell’armonia generale, alla maniera dell’architettura dei templi greco-romana, e fu ampiamente imitato durante il XVII secolo, diventando a tutti gli effetti un pioniere delle prime forme di architettura neoclassica. Alcuni edifici palladiani a Vicenza e nel Veneto sono protetti come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. 

Entrando nel merito della mostra vediamo in rassegna alcuni dei più grandi artisti presenti, a cominciare da Alessandro Vittoria.

Figlio di un sarto della città italiana di Trento, Alessandro Vittoria divenne uno degli artisti dominanti a Venezia dal 1550 al 1600. Dopo l’apprendistato presso gli scultori nella sua città natale, Vittoria si trasferì a Venezia, dove lavorò su commissioni sia per aristocratici che le chiese di Venezia nello studio del maestro Jacopo Sansovino. Diventato lui stesso un maestro d’arte, nel 1550 Vittoria iniziò a lavorare fuori Venezia, nelle città di Trento e Vicenza.

Al suo ritorno a Venezia, Vittoria continuò a lavorare con il Sansovino producendo grandi progetti scultorei in marmo e bronzo. Vittoria diventò un famoso artista ricevendo importanti commissioni da mecenati aristocratici che lo hanno cercato come scultore, medagliere e decoratore e che hanno particolarmente apprezzato i suoi busti e medaglioni. 

Nella mostra potrete trovare il busto in marmo bianco del giurista Giovanni Battista Ferretti, uno splendido esempio della maestria scultoria di Alessandro Vittoria, esposto normalmente nel museo del Louvre di Parigi, per l’occasione trasportato a Vicenza.

Il nome più grande che la mostra può vantare è senz’altro quello di Paolo Veronese.

Il famoso pittore deve il soprannome di ‘Veronese’ proprio al suo luogo di nascita, ma lavorò in tutta la regione settentrionale italiana, lasciando la sua impronta artistica caratteristica anche nella città di Verona. Suo padre era un tagliapietre e sua madre era la figlia illegittima di un nobile chiamato Caliari, nome che l’artista adottò negli anni Cinquanta del Cinquecento. Veronese si trasferì a Venezia all’inizio degli anni Cinquanta del Cinquecento e vi rimase per il resto della sua vita, divenendo uno dei maggiori pittori del Cinquecento.

Ricevette la sua formazione artistica nella bottega di Antonio Badile a Verona, successivamente, sembra che abbia prestato servizio presso lo studio di Giovanni Battista Caroto. Le radici del suo stile possono trovarsi nell’architettura e nella scultura antiche di Verona, ma sono in definitiva una sintesi di influenze dell’Italia centrale e settentrionale.

A Venezia, l’approccio di Tiziano alla composizione, alla narrazione e al colore è stato cruciale per Veronese, ma il suo lavoro è caratterizzato da principi di armonia e coesione compositiva che devono tanto a Raffaello e alla tradizione dell’Italia centrale quanto a quella veneziana. Importante per la produzione artistica di Veronese fu l’influenza della linea fluida e sinuosa del Parmigianino.

Per gran parte della sua carriera, Veronese lavorò per mecenati, religiosi e laici, tanto a Venezia quanto in tutto il Veneto. Tra le sue opere importanti ci sono la decorazione a grandezza naturale della chiesa veneziana di S. Sebastiano, i suoi dipinti su soffitto e parete per la biblioteca di S. Marco e il Palazzo Ducale, le sue decorazioni ad affresco della Villa Barbaro a Maser (, nonché una serie di importanti pale d’altare. Dal 1560 in poi produsse anche quadri mitologici per una clientela internazionale.

All’interno dell’esibizione troverete uno dei temi classici rinascimentali dipinta dalle sapienti mani di Veronese, “Giuditta e Oloferne”. Potrete ammirare sia l’opera definitiva proveniente dal museo di strada Nuova Palazzo Rosso di Genova, sia il bozzetto preparatorio all’opera, normalmente custodito al museo Soumaya di Città del Messico, per la prima volta esposto in Europa.

La storia dietro al dipinto risale agli scritti biblici riguardo la storia di Giuditta e Oloferne. 

Il re di Ninive, Nabucodonosor, mandò il suo generale, Oloferne, a sottomettere i suoi nemici, gli ebrei. Gli ebrei vengono assediati a Betulia e perdono rapidamente ogni speranza di vittoria. La carestia fa deteriorare ulteriormente la situazione e il popolo comincia a considerare la resa. Allora, Giuditta, il cui nome significa “signora ebrea” o “donna ebrea”, era una vedova straordinariamente bella. Sentendo i piani per la resa e decide di escogitare un piano per mettere il popolo in salvo. Si insinua nel campo assiro, seduce Oloferne con la sua affascinante bellezza, aspetta che sia completamente ubriaco e gli taglia la testa. Ritorna vittoriosa dal suo popolo, alzando la testa mozzata come trofeo. Così, gli ebrei riprendono coraggio, fanno irruzione nel campo assiro scacciando il nemico.

In fine, il vostro percorso all’interno dell’esibizione artistica sarà illuminato dalle opere di Jacopo Bassano.

Detto anche Jacopo da Ponte, fu un pittore tardo rinascimentale della scuola veneziana, noto per i suoi dipinti religiosi, paesaggi lussureggianti e scene di vita quotidiana. Figlio di un artista di provincia, Francesco il Vecchio, che adottò il nome Bassano, fu il capostipite di una fiorente bottega familiare.

Le sue prime opere, come Susanna e i Vecchioni e la Fuga in Egitto, rivelano l’influenza del suo maestro, Bonifacio Veronese, lo stilismo di Lorenzo Lotto e la luce atmosferica di Tiziano. Verso il 1540 fu fortemente influenzato dall’eleganza dei manieristi fiorentini e romani. Ammirava in particolare la graziosa attenuazione delle figure del Parmigianino, come si può vedere nella sua “Adorazione dei Magi” esposta in due versioni nella mostra di Vicenza. La composizione è caratterizzata da una luce pallida soprannaturale, colori e figure nervose e attenuate in pose sofisticate.

Insomma, per godere a piano delle vacanze di Natale, merita fare una tappa artistica a Vicenza, non a caso candidata capitale della cultura italiana 2024

FOLLOW US

INSTAGRAM