mercoledì, 22 Settembre, 2021

 Il mulino Al Pizzon è un simbolo della vita contadina polesana.

Oggi è diventato un ecomuseo che racconta l’identità del luogo tra tradizione e innovazione.

Alla periferia di Fratta Polesine, a pochi passi dalla confluenza dello Scortico nel Canalbianco, sorge il mulino Al Pizzon.

Il suo nome deriva dalla località (Pizzon, appunto) a sud del comune di Fratta e è un vero e proprio modello di archeologia industriale, oggi riconvertito in museo che rappresenta un bell’esempio di recupero e valorizzazione di una testimonianza antropologica.


Un bene di tal valore culturale, che racconta la storia e le tradizioni come se il tempo si fosse fermato, marita assolutamente una visita, anche perché una parte del museo oggi è stata adibita a ristorante dove è possibile gustare le prelibatezze locali!

Storia del mulino

Il Mulino del Pizzon venne costruito dal Comune di Fratta Polesine, presumibilmente in epoca austriaca durante il Settecento.

Già presente nel catasto austriaco del 1841, il mulino aveva una doppia funzione, in grado di macinare sia frumento che granoturco.

L’attività molitoria, all’epoca, era un’ottima fonte di guadagno e la scelta di costruire un mulino a doppia macina sicuramente avrebbe portato all’incasso di nuovi introiti.

Quando la costruzione fu ceduta a privati, il mulino aumentò la produzione anche grazie all’impiego di macchinari tecnologicamente evoluti.

Il suo ”periodo di massimo splendore”, ovvero quando raggiunse il massimo dell’efficienza, fu agli inizi degli anni ’50 con l’arrivo della corrente elettrica e la conca di navigazione costruita  nel XIX secolo rappresenta una delle prime idrovie del Polesine, collegando le acque dello Scortico e del Canalbianco.

Un mulino particolare

La costruzione del Pizzon è l’unico esemplare di mulino terragno nella provincia di Rovigo, vale a dire di mulino posto nelle vicinanze di un corso d’acqua e parte integrante della struttura dell’ edificio.

Si differenzia quindi dai numerosi mulini natanti posti lungo l’Adige e il Po che sfruttavano la corrente del fiume per il loro funzionamento perchè le sue ruote sono mosse dall’acqua che arriva attraverso opere idrauliche, la conca di navigazione.

Grazie all’intervento della Cooperativa Turismo e Cultura, il mulino è oggi perfettamente conservato essendo stato sottoposto ad un minuzioso intervento di restauro che lo ha reso un “ complesso archeo-industriale”.

Una nuova vita, quella del mulino Al Pizzon che si presenta composto dal mulino con macchinari originali, casa del mugnaio, magazzino cereali, scuderia-fienile, magazzino piccolo, prese d’acqua, conca di navigazione.

Il mulino è stato convertito in un Ecomuseo che ha diverse funzioni di carattere socio-culturale e che racconta l’antico mestiere del mugnaio e il suo incontro con le grandi innovazioni tecnologiche di inizio Novecento.

È stupefacente il complesso sistema di macchine cinghie tubi ingranaggi disposti su tre piani per tutta la lunghezza dell’edificio ed è facile immaginare il frastuono e il via vai di contadini e operai che lavoravano qui.

Proprio per questo il mulino e il suo museo custodiscono una delle più importanti testimonianze dell’archeologia industriale, simboli del rapporto tra i fiumi e il territorio di Fratta, la sua storia, la sua architettura e i suoi abitanti.

Proprio questi ultimi ancora oggi percepiscono questa struttura come parte della loro identità.

Lo sapevi che…

  • L’Ecomuseo Al Pizzon è anche Centro provinciale per la divulgazione delle Energie Alternative in collaborazione con l’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Rovigo.
  • Dopo il restauro dell’antico complesso è stata costruita una piccola ma moderna centrale idroelettrica che produce energia alimentata dal flusso d’acqua del Canale Scortico.
  • A Maggio si celebra la Festa dei Mulini Storici e, neanche a dirlo, al Pizzon si fa festa, condita con le prelibatezze del Polesine.
  • L’eco-museo costituito funziona anche come ristorante e locanda: un luogo che è ristoro del corpo come della mente.

Immagine di copertina di www.cedibeniculturali.it

A cura di Greta Monterosso

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