domenica, 13 Giugno, 2021

Il monumento più bello del Polesine è il Castello Estense.

Perché merita una visita? Perché è ricco di storia medievale e gli affreschi all’interno sono davvero unici!

Arquà Polesine è un centro di origine romana dove storia e cultura si intrecciano; anticamente conosciuta come Arcanda, Arquata, Arquada, Arquatam, probabilmente deve il suo nome alla forma di una curva “arquata”. 

La fortezza di Arquà fu edificata nel 1146 e, curiosità, è uno dei pochi edifici in Italia che gode della peculiarità della doppia iscrizione nel registro dei castelli ed in quello delle dimore storiche, nonché in quello delle Ville Venete presenti nel territorio rodigino.

La storia del Castello

Testimonianza unica dell’architettura medievale e della vasta rete di fortificazioni che presidiavano il Canal Bianco, il castello fu voluto da Guglielmo III Marchesella degli Adelardi, signore di Ferrara, per contrastare gli Este che premevano sul territorio di Rovigo.

In realtà, nel 1187, il complesso diventò proprietà della Casa d’Este insieme all’intera regione del Polesine.

Quando il castello di Arquà passò nel 1395 sotto il governo della Serenissima, i Veneziani stabilirono un vero e proprio presidio militare, dotando il castello di una guarnigione di soldati.


L’originaria configurazione difensiva, necessaria per tenere uno dei luoghi chiave del Polesine, venne meno dopo la vittoria veneziana nella Guerra del Sale, infatti dopo gli anni fra il 1438 e il 1482, la Repubblica Veneta lo cedette alla famiglia Diedo.

Nel Cinquecento i Diedo, famiglia di probabili origini veneziane, trasformarono il castello in una più comoda e lussuosa residenza nobiliare di campagna e la abbellirono con pitture, magnifici affreschi e facendo abbattere, fra l’altro, una delle torri di guardia e tutte le fortificazioni militari estensi esistenti.

Tutte tranne il castrum di Arquà in quanto si trovava in una posizione strategicamente importantissima, essendo passaggio obbligato attraverso il Canal Bianco e, più oltre, il Po, tra i territori ferraresi e quelli veneti.

Casino di caccia estense

Il Casino di caccia estense, conosciuto anche come villa Pasqualini Canato, è un chiaro esempio di architettura rurale ferrarese: rivestimento in cotto, dentelli nel sottotetto, alto zoccolo inclinato, due camini.

Venne fatto erigere nel XV secolo, a nord del castello e distante dall’abitato, in una posizione sopraelevata rispetto al terreno circostante, a causa delle frequenti esondazioni dei corsi d’acqua della zona.

L’interno ospita un salone centrale decorato da preziose travi in legno, dal quale si accede alle altre stanze.


All’esterno, sulla facciata posteriore sono collocati stemmi gentilizi, ma la parte più suggestiva è sicuramente il giardino che nel 1850 venne trasformato in un bellissimo parco con ponticelli, grotte, giochi d’acqua, svariate piante e sentieri disseminati di reperti antichi; venne inoltre costruita una torretta neogotica.

La leggenda vuole che l’edificio fosse collegato con un passaggio segreto al castello.

Dopo vari passaggi di proprietà tra la famiglia degli Estensi e nobili del luogo, alla fine gli attuali proprietari discendono dalla famiglia dei Cecchetti (piccoli proprietari terrieri) i quali, nei primi secoli dell’800, attuarono modifiche interne ed esterne.

Antonio Cecchetti qui realizzò un frutteto industriale per vari esperimenti agrari.

Ridotta a rudere nel 1968, grazie ad un intervento di attento restauro, dell’architetto Canato, riacquistò l’antico splendore.

Il castello estense, villa veneta

La struttura del complesso ricorda moltissimo l’architettura delle Ville Venete presenti nel territorio rodigino.

Le barchesse laterali si aprono verso il cortile attraverso tredici arcate barocche, sostenute da massicce colonne di ordine dorico al vasto cortile. La loro funzione, come nelle Ville Venete, era quella di magazzino per il grano e di stalle per gli animali.

Le barchesse  si sviluppano a partire da un arco bugnato, da cui si accede al castello. Questo infatti, sorge in un’area interamente cinta, come in origine, circondato da un fossato alberato di tigli

Il complesso all’esterno, mantiene ancora l’unica torre merlata a quattro piani, mentre le sale interne presentano pregiati affreschi (circa 600 mq) del Seicento che narrano per immagini, la storia della famiglia Diedo, scene mitologiche, tra le quali anche la leggendaria storia di Fetonte, racconto mitologico legato a queste terre solcate dal fiume Po.

Si ipotizza infatti che il castello avesse due torri, come testimoniato da un documento del 1377 e da un’iconografia del 1520, in cui il castello di Arquà è rappresentato con due torri.

La torre merlata esistente, di origine medioevale è un elemento di grande interesse.

Costruita tutta in muratura, ha un’altezza di 26,10 metri e i quattro piani, che presentano finestre ad arco a tutto sesto, e terrazza sono collegati tra loro da una stretta scala in muratura.

Il tutto è coronato da una merlatura ghibellina in cotto. La pavimentazione originale, a causa di passati restauri è andata perduta.

Lo sapevi che…

Il Castello oggi ospita gli uffici comunali in quanto sede del municipio ed inoltre si presta come luogo espositivo e congressuale: un prestigioso ambiente storico perfetto per eventi socioculturali, di spettacolo e artistici.

A cura di Greta Monterosso

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