domenica, 13 Giugno, 2021

Le Ville Venete raccontano secoli di storia e di arte non solo locale.

Dei veri e propri gioielli del territorio veneto che con la loro bellezza risvegliano il fascino e la bellezza antica.

Sparse in tutto il territorio Vento, queste Ville sono dei veri e propri tesori per l’arte e la cultura non solo Veneta, ma anche nazionale.

E Rovigo non è da meno, custodendo all’interno della sua provincia circa dieci ville venete, tra cui il Castello estense di Arquà Polesine, e una progettata dal memorabile Andrea Palladio, la Badoera.

È risaputo come l’architettura palladiana abbia cambiato per sempre la scienza e l’estetica del costruire: dei veri e propri capolavori tra equilibrio delle forme, proporzioni e prospettiva: le Ville Venete (e anche quelle Palladiane) tra il 1994 e il 1996, nella lista Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Ma quali sono le Ville Venete più caratteristiche da non perdere a Rovigo?
Per un’uscita domenicale in famiglia o con gli amici, o se siete incuriositi da questa ”tradizione veneta”, ecco alcune Ville che vi faranno vivere un’esperienza unica!

Villa Badoèr Patrimonio Unesco

Villa Badoèr, detta La Badoèra, è una villa veneta che si trova a Fratta Polesine, progettata dall’architetto Andrea Palladio nel 1554-1555 circa e costruita su commissione di Francesco Badoèr, un personaggio di spicco modesto ma discendente di un’illustre famiglia della Serenissima.

L’edificio, assieme alle altre ville palladiane del Veneto, è inserito dal 1996 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Seguendo una tendenza molto diffusa nell’aristocrazia veneziana alla fine del Quattrocento, nell’orientare la loro attenzione all’entroterra per favorire i propri investimenti, -spesso derivati dai redditi mercantili-, le Ville Venete furono il simbolo di questo “mondo”,  in cui si affiancavano sia l’estetica e la grandiosità della residenza signorile.

In realtà, a differenza di altri sistemi di ville, la villa veneta aveva una doppia funzione, sia di rappresentanza e di svago, che di centro produttivo.


E Francesco Badoer, sentiva anch’esso il bisogno di edificare un presidio dal quale amministrare la proprietà, e allo stesso tempo di rendere pubblico il prestigio economico raggiunto per mezzo di una villa di adeguate caratteristiche: non a caso l’edificio sorge sul sito di un antico castello medievale.

La facciata principale richiama l’estetica dei templi greci, con il timpano triangolare e il colonnato d’ordine ionico raggiungibile attraverso la scenografica scalinata.

Le barchesse disposte a emiciclo sono un esempio unico nel loro genere tra le ville palladiane; con le loro forme curvilinee e il colonnato in stile tuscanico sembrano quasi voler accogliere il visitatore.

Quelle settentrionali, inoltre, ospitano oggi il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, che espone una ricca collezione di reperti relativi all’Età del Bronzo ritrovati in Veneto, soprattutto dell’antico villaggio di Frattesina e delle sue necropoli, che sorgevano sempre nella golena fluviale ma dall’altra parte del fiume Po.

Lo sapevi che…

Il pronao e il piano nobile, affrescati con scene allegoriche, pastorali, mitologiche e a tratti grottesche, sono opera del pittore Giallo Fiorentino.

Villa Morosini

Si ritiene, in modo del tutto errato, che la provincia di Rovigo, fatta eccezione per la Badoera, non conservi ville degne di nota.

Erano i primi anni del XVI secolo, quando il territorio tra Adige e Po passò sotto la Serenissima godendo di un lungo periodo di stabilità: e come per la riviera del Brenta, anche qui i proprietari terrieri veneziani edificarono le proprie residenze approfittando della fitta rete di canali, raggiungibili dalla Laguna.

Villa Morosini, citata anche come Ca’ Morosini, è situata a circa un chilometro dal centro di Polesella, in provincia di Rovigo.

Fu costruita nel Seicento ma mostra l’aspetto generale relativo alla ristrutturazione del 1700, con elementi come la costruzione del sopralzo della facciata, all’altezza del timpano.


Commissionata originariamente da Pietro Morosini e diventata in seguito residenza estiva del figlio, il Doge di Venezia Francesco Morosini detto il Peloponnesiaco, il suo progetto di costruzione è tradizionalmente attribuito all’architetto Vincenzo Scamozzi.

Un gioiello di vera e propria bellezza, che nella facciata riesce integrare perfettamente elementi tipici dell’architettura neoclassica, pronao con frontone, a quelli dell‘architettura barocca, frontone e fastigio.

L’ampia scalinata originariamente dava direttamente sul fiume Po, a prova dell’ immediata correlazione con l’accesso al grande fiume e arteria di collegamento a Venezia.

I successivi innalzamenti dell’argine per proteggere la pianura dalle inondazioni del Po, hanno finito per stravolgere la prospettiva della villa che appare oggi infossata e seminascosta dall’argine.

Villa Grimani Molin Avezzù

La Villa Grimani Molin Avezzù sorge a Fratta Polesine, molto vicina alla residenza progettata da Andrea Palladio per Francesco Badoer, villa Badoer.

La prossimità fisica tra le due ville non è l’unica ragione di un legame fra loro.

Oltre a delle evidenti somiglianze architettoniche, le loro storie sono intrecciate fin dall’inizio per via dell‘amicizia fra il committente della Villa Badoer e Giorgio Loredan, proprietario dei terreni su cui entrambe le ville sarebbero state costruite.

Alla sua morte le proprietà di Fratta vennero suddivise fra le sorelle Lucietta e Lucrezia, rispettive mogli di Francesco Badoer e di Vincenzo Grimani.

L’alleanza tra le famiglie Loredan e Badoer, sancita dalla partecipazione di Giorgio e di Francesco alla Compagnia veneziana della Calza, continuò idealmente con Vincenzo.


Nonostante l’assenza di testimonianze storiche decisive, fu probabilmente Vincenzo Grimani il committente delle trasformazioni dell’antica casa Loredan, attuato negli stessi anni della costruzione della dimora di Badoer, ossia intorno alla metà del Cinquecento.

La presenza di Andrea Palladio nel cantiere confinante e le similarità con l’architettura tipica palladiana, hanno fatto pensare alla possibilità dell’intervento di un allievo dell’architetto.

L’imponente facciata, collocata in modo da ricreare un angolo ideale con quella della Villa Badoer, presenta un podio bugnato ad arcate che sostiene la fronte con colonne e timpano, tipica struttura del tempio antico; tuttavia il rapporto tra la composizione della parte centrale e il volume della costruzione appare sproporzionato.

Gli ambienti interni presentano una decorazione ad affresco con grottesche, basata sui temi dell’amore e della fecondità, forse realizzata dallo stesso Giallo Fiorentino che dipinse anche le stanze di Villa Badoer.

A cura di Greta Monterosso

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