martedì, 30 Novembre, 2021

Il percorso antico che univa i popoli della storia

La via degli Dei è un percorso di circa 125 km che collega Bologna e Firenze attraverso l’Appennino.

Lungo il percorso si incontrano il Monte Adone, il Monte Venere, il Monzuno (da Mons Iovis, monte Giove) e il monte Luario, dedicato alla dea romana dell’espiazione in battaglia, Lua; da qui il nome di via degli Dei.

Percorso già dagli Etruschi seicento anni prima di Cristo, impegnati nel commerciare con la Pianura Padana. Viaggiamo insieme attraverso alcune di queste cime dal richiamo così suggestivo.

Il Monte Adone è la cima più alta della cresta del Contrafforte Pliocenico, dalla quale si può ammirare un panorama mozzafiato su tutto l’Appennino bolognese.

La via egli dei nella letteratura

Le rocce che costellano Monte Adone sono state create originariamente dalle tempeste di sabbia tipiche dell’ambiente marino durante l’era del Pliocene medio superiore. La ricchezza della varietà naturalistica, scolpita dagli agenti atmosferici, porta anche ad una varietà di flora e fauna. Troviamo qui anche alcune specie protette, come il lupo, il falco pellegrino e il gatto selvatico.

Il famoso cammino che attraversa questa terra magnifica è stato celebrato da diversi autori, tra cui Wu Mi, scrittore anonimo che pubblica sotto questo pseudonimo, così descrive questa ricca terra: “Camminare per stringere un accordo di passi, più solido di qualsiasi viadotto, tra le metropoli e i borghi, tra le piazze e le radure nei boschi. […] Se non vi piace attraversare i confini, camminare sui crinali e stare nei margini, temo che questo libro non faccia per voi.” Infatti, sono proprio le falesie, una volta cumuli di sabbia, a costituire una lunga dorsale su strapiombi di arenaria gialla. 

Monte Venere

Anche il Monte Venere svetta tra le cime dell’Appennino bolognese, donandoci anch’esso un meraviglioso panorama che l’abate Serafino Calindri così descrive per faci sognare: “Vasto è l’orizzonte, che dalla deliziosa vetta del Monte Venerio si gode, come del pari delizioso è il suo passaggio, godendosi sempre a ciel sereno e puro, una vaga veduta di Monti, di Colli e di Pianure tanto della Toscana, che del Bolognese, del Modenese, del Ferrarese, della Romagna,.. con un lungo tratto del Mare Adriatico, e delle alte montagne che per di là dal medesimo si stanno dell’Istria e della Dalmazia”.

Oltre i suoi magnifici paesaggi naturali, il Monte Venere è diventato un importante punto di riferimento storico per la comunità di Monzuno, che attraverso un’attenta ristrutturazione dell’oratorio, risalente al 1904, e del pilastrino votivo, vuole ricordare i caduti delle diverse guerre che hanno colpito queste terre. Ultima proprio la Seconda Guerra Mondiale che aveva portato alla distruzione del pilastrino votivo. 

I paesaggi

Senza alcun dubbio i paesaggi creati da queste cime si possono esplorare attraverso gli svariati sentieri segnati, a piedi o in bici. Il tracciato della via degli Dei può essere quindi interrotto, non solo per riposarsi, ma per dedicarsi ad altre escursioni. Se invece si preferisce correre fino alla fine, se sei ben allenato riuscirai a percorrere il tracciato in soli due giorni! Il tracciato è indicato per i ciclisti più esperti. Gli amatori che si vogliono lanciare nell’impresa è bene che almeno consideri di aggiungere una terza tappa. Un’altra nota importante è che il percorso, particolarmente ricco e suggestivo, sebbene si svolga in buona parte sull’asfalto, presenta diversi passaggi su sentieri di montagna su pietrisco o strade bianche sterrate, per cui richiede l’utilizzo di una buona mountain-bike! La bici da corsa non sarebbe in grado di affrontare i diversi terreni e quella da città, invece, il dislivello! 

Tour della via degli dei

Il primo giorno di parte da Bologna, per il Passo della futa (75 km – 2200mt). Diamo il via alla nostra biciclettata nel cuore del centro storico della rossa città medievale, da Piazza Maggiore e seguendo le piste ciclabili, si arriva in tutta sicurezza nel vicino comune di Casalecchio di Reno. Dopo i primi 20 km, c’è il primo impatto con l’Appennino: due salite del 17%, che però ci permettono di salire rapidamente. Si raggiunge con il cuore in gola il Santuario di San Luca, che, non per nulla è anche una tappa del Giro d’Italia! Il Santuario della Beata Vergine conserva una Madonna nera con il bambino, che secondo la legenda, sarebbe stata dipinta da San Luca, ma le date non coinciderebbero.

Sembrerebbe, invece, che sia stata reperita da Costantinopoli, dalla chiesa di Santa Sofia e sia stata data al pellegrino Teocle Kmynia, in partenza per l’Italia, per collocarla nel posto ad essa predestinata. Infatti, sembrerebbe che nella parte retrostante fosse indicato che la Madonna nera sarebbe dovuta essere collocata sul colle della Guardia.

Il pellegrino prima giunse a Roma, dove l’ambasciatore bolognese Pascipovero lo avrebbe indirizzato a proprio a Bologna. Nel 1160 la Madonna fu finalmente deposta sul monte a seguito di una lunga processione, che tutt’ora avviene e risale il suggestivo tragitto. 

Dopo essersi ristorati ai piedi della basilica, si rimonta in sella fino a Vizzano. Questo tratto è particolarmente piacevole dato che si srotola tra dolci discese e pianure, ma purtroppo è presagio dell’incombete salita, quella per raggiungere Madonna dei Fornelli, di circa trenta chilometri. 

Si prosegue lungo una serie di sentieri fino al villaggio di Brento, dove, consigliamo di fare scorta d’acqua. Superato il paesino, si inizia finalmente a pedalare sull’antica strada militare romana, oggi, ridotta ad un fondo inclinato ed incompiuto. Alla fine di questo tratto sterrato, ci da sollievo un tratto in asfalto, che sale fino alla città di Monzuno, originariamente Mons Iovis o Monte Giove.

La vista è impressionante e merita tutta la fatica! Campi di grano, montagne e case di pietra isolate in campagna, circondate da un silenzio quasi irreale. 

Si continua poi a salire fino ad una discesa molto piacevole su un’ampia strada bianca, che conduce alla Madonna dei Fornelli. Da qui, inizia forse il tratto più bello del percorso. Si ritorna sulla strada romana e si seguono discese molto ripide e tecniche, in mezzo ad un bosco di conifere profumato di resina, per poi risalire fino a raggiungere il punto più alto del percorso: la vetta del Monte Cucco (1120 mt). Un altro tratto in discesa, ma su asfalto, riporta a Fratte e prosegue fino al Passo della Futa, dove ci fermiamo per la notte.

Il secondo giorno vogliamo percorre da passo della Futa fino a Firenze (65 km – 1550 mt). A partire dal cimitero militare tedesco, dove sono stati sepolti i soldati nazisti che hanno perso la vita sulla Linea Gotica. Infatti, il fronte di guerra, che attraversò l’Italia proprio in questi luoghi, lasciò segni indelebili sui paesi della zona, che ne hanno grande memoria e ne ricordano i caduti con rispetto ed onore.

Passi e sentieri

 Il passo della Futa, nel 1944, era un grande punto di forza della Linea Gotica, dove i tedeschi costruirono numerose opere di difesa, ma dove oggi rimane solamente il cimitero militare. Costruito alle pendici del monte, assecondando il naturale andamento del terreno, è il più   grande realizzato in Italia ed accoglie oltre 131mila caduti. 

Una volta superato il Passo della Futa si prosegue in discesa su asfalto su alcuni emozionanti tornanti. Dopo alcune curve, invece, si torna a sterrato per circa 10 km con una pendenza media del 22% fino al Passo dell’Osteria Bruciata. Da qui, parte una discesa molto tecnica con dislivello di quasi 1000 mt! Al termine della discesa si trova il paese di San Piero a Sieve, una sosta ideale per ristorarsi e rifornirsi d’acqua. Appena fuori dal piccolo villaggio si sale per circa 10 km fino al Convento di Monte Senario.

Dopo una pausa al convento si scende a Fiesole, attraversando un colle dedicato alla coltivazione del grano, nel quale non c’è nessuna traccia segnata: ognuno è libero di seguire la traiettoria che preferisce. È un tratto molto suggestivo che paga tutta la fatica fatta! All’altezza del paese si trova un’altra salita, questa volta l’ultima, e dopo una discesa tecnica da enduro, si arriva alla pianura alla periferia di Firenze. Il centro non è lontano, ma non c’è pista ciclabile per raggiungerlo. Meta finale del percorso in Piazza della Signoria, finalmente! 

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